Siamo già pronti a buttare altri miliardi?

Massimiliano Marcon

1/25/20263 min read

Il Governo ha appena rilanciato il tema casa con un Piano ambizioso: 100.000 alloggi a canone calmierato, pensati per rendere l’accesso alla casa più equo e sostenibile, soprattutto nelle città dove la domanda supera l’offerta.

Ideologicamente, il messaggio è chiaro: un intervento socialmente equo, volto a ridurre le disuguaglianze abitative.

Ma come sempre accade quando lo Stato mette risorse sul tavolo, il vero rischio non è l’intento. È come il mercato interpreta queste opportunità e chi pensa che basti un annuncio per fare fortuna, rischia di scoprirlo a proprie spese.

Ogni volta che in Italia si annuncia un nuovo Piano Casa, accade qualcosa di prevedibile. Prima ancora che i decreti vengano scritti, una parte del mercato ha già deciso una cosa:

“Qui qualcuno farà fortuna.”

Rendering patinati, titoli entusiasti, post pieni di ottimismo e la solita narrazione del “momento giusto per entrare”. È successo con i bonus edilizi. Sta succedendo di nuovo oggi, con l’annuncio di 100.000 alloggi a prezzi calmierati e nuovi interventi pubblici sul residenziale.

E come sempre, l’attenzione si concentra sul volume delle risorse, non sulla qualità delle operazioni.

La domanda sbagliata che viene fatta è: “il piano è giusto o sbagliato”

mentre la domanda corretta è molto più scomoda:

abbiamo imparato qualcosa o siamo pronti a ripetere lo stesso errore?

Perché il problema non sono i miliardi. Il problema è come li guardiamo.

Ogni volta che entrano risorse pubbliche nel real estate, una parte del mercato smette di ragionare da investitore e inizia a comportarsi come un cercatore d’oro.

Non si parte più dal progetto. Si parte dall’incentivo.

Quando l’incentivo diventa la strategia

Il meccanismo è sempre lo stesso, ed è ormai tristemente rodato:

  • l’incentivo diventa la strategia

  • il progetto diventa un dettaglio

  • il rischio viene ignorato perché “tanto c’è lo Stato”

In questa logica, l’analisi perde centralità, la sostenibilità viene data per scontata e la pianificazione si riduce a una corsa contro il tempo.

Poi il tempo passa. E il mercato presenta il conto.

Sempre.

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200.000 lettere spiegano più di qualsiasi convegno

Il 2026 si apre con 200.000 comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate. I destinatari sono soggetti che hanno beneficiato di:

  • Superbonus

  • Ecobonus

  • Bonus Facciate

  • ristrutturazioni varie

L’oggetto delle verifiche è tutt’altro che marginale:

  • difformità catastali

  • rendite mai aggiornate

  • incoerenze tra lavori eseguiti e documentazione ufficiale

In molti casi non si parla di semplici sanzioni amministrative. Si parla di decadenza del beneficio fiscale.

Ed è qui che emerge la verità che in pochi vogliono guardare in faccia:

  • l’incentivo non elimina il rischio

  • lo posticipa

  • e spesso lo amplifica

La verità che non piace sentire

Nel mercato immobiliare non esistono investimenti facili. Esistono solo investimenti:

  • compresi

  • mal compresi

  • completamente fraintesi

Chi negli ultimi anni ha creduto che bastasse “entrare nel flusso dei bonus” oggi si trova a gestire:

  • immobili non allineati

  • fiscalità sottovalutata

  • operazioni che reggevano solo sulla carta

Non è sfortuna. Non è nemmeno colpa del mercato.

È mancanza di metodo.

Il residenziale resta centrale. Ma non perdona l’improvvisazione.

Chiariamo un punto fondamentale: il real estate residenziale resta uno dei pilastri patrimoniali del Paese, con oltre 100 miliardi di euro di volume.

Le opportunità esistono. Ma non sono democratiche.

Premiano chi lavora bene. Puniscono chi copia male.

Oggi creare valore nel residenziale può significare molte cose diverse

  • flipping, ma solo se l’operazione è costruita prima dell’acquisto

  • affitto lungo termine, se regge anche senza incentivi

  • affitto breve o studentato, solo dove numeri e normativa lo consentono

  • patrimonializzazione, con una logica di tempo, non di hype

  • equity immobiliare, accettando rischio industriale reale

  • crowdfunding, quando la selezione dei progetti è sostanza e non marketing

Strumenti diversi. Un’unica costante: nessuna scorciatoia.

Il mercato non ha bisogno di altri furbi

Ha bisogno di:

  • operatori responsabili

  • investitori consapevoli

  • operazioni che stanno in piedi anche senza stampelle pubbliche

Ogni volta che un progetto nasce solo per intercettare un incentivo, il danno non è individuale. È sistemico.

Perché mina la fiducia. E senza fiducia, il real estate smette di essere investimento e diventa scommessa.

Mi occupo da sempre di questo settore, dallo sviluppo delle operazioni, alle valutazioni fino all'apertura di Urban Deal, la prima piattaforma di crowdfunding immobiliare, che può vantare la collaborazione di Crif e lavoro da anni con una convinzione semplice:

un’operazione immobiliare deve funzionare assolutamente senza incentivi. Se poi arrivano, migliorano il risultato. Non lo giustificano.

Se stai valutando un investimento, un progetto o una partnership e vuoi:

  • numeri leggibili

  • rischi dichiarati

  • niente promesse facili

> scrivimi. Anche solo per un confronto sulla sostenibilità del progetto.

Perché nel real estate il vero vantaggio competitivo non è arrivare per primi.

È arrivare preparati.