L’arroganza è l’investimento più costoso

Massimiliano Marcon

12/8/20253 min read

(E perché alcuni investitori preferiscono avere ragione che avere risultati)

Premessa doverosa:

ognuno, con i propri capitali, è libero di fare ciò che vuole.

Non solo è legittimo: è sacrosanto.

Ma questo non significa che tutte le scelte siano razionali. E soprattutto, non significa che chi contesta metodi, processi e protocolli sia, automaticamente, qualcuno che li conosce davvero.

Questa è la premessa dell’aneddoto che voglio raccontare, un episodio che ne sono certo qualunque consulente, imprenditore o professionista ha vissuto almeno una volta.

Il contesto: formalità, eccellenza, reputazione

Mi trovo in uno studio legale di altissimo profilo, il classico ambiente high-end corporate, dove ordine e competenza si respirano già dalla reception. Una riunione importante, delicata, in cui mi è stato concesso (con grande correttezza e gentilezza ), di presentare metodo crowdfunding, attraverso il nostro Urban Deal a un gruppo ristretto di avvocati e alcuni clienti dello studio.

Un setting elegante, rigoroso. Il tipo di contesto in cui ogni parola pesa e ogni concetto richiede struttura.

Il dettaglio al polso e l’inizio del paradosso

Sono un grande appassionato di orologi.

Non semplici oggetti: storie, cicli di mercato, dinamiche di valore, bolle speculative. E mentre parlo, non posso non notare il pezzo al polso del leader del gruppo.

Una referenza importante. Il genere di oggetto che ti richiama immediatamente l’occhio.

Per rompere il ghiaccio gliene chiedo la storia. Lui si illumina. Me la racconta con orgoglio: acquistato a Milano in piena bolla speculativa, da un commerciante molto noto e molto capace (e lo dico sinceramente), pur partendo da Padova.

Mi spiega che è un “investimento sicuro”. Una sorta di bene rifugio.

Peccato che io quel modello lo conosca molto bene. E sappia esattamente vita morte e miracoli, da quando è stato presentato fino ad oggi.

La realtà dei numeri (che quasi nessuno consulta)

Quel pezzo è stato acquistato due anni fa, nel momento esatto in cui il mercato degli orologi era all’apice della bolla speculativa post pandemia.

Lo ha pagato

  • tre volte il prezzo di listino,

  • due volte il valore reale, sia pre che post bolla.

Risultato? Una minusvalenza – o, come preferisco chiamarla io, una perdita – di circa 18.000 euro.

Una perdita silenziosa, elegante, incastonata in acciaio e oro. Sempre al polso. Ogni giorno.

Il paradosso dell’investitore arrogante

Eppure, questo non è il punto più interessante. La parte davvero illuminante è un’altra.

Perché, proprio questo avvocato (con 18.000 euro di perdita al polso) è stato il più meticoloso, il più critico, il più scettico durante la presentazione.

Ha messo in discussione:

  • i nostri protocolli,

  • il nostro metodo,

  • la trasparenza dei processi,

  • la nostra governance,

  • perfino la vigilanza di Banca d’Italia e Consob.

Ha fatto il famoso “pelo e contro pelo”. E, intendiamoci, ha fatto bene. Ogni professionista serio deve farlo.

Ma c’è un punto che non si può ignorare:

Molti investitori contestano ciò che non conoscono… mentre ignorano gli errori che hanno già commesso.

E spesso li ignorano proprio per orgoglio.

Emotivi e arroganti: due facce dello stesso errore

Gli investitori oggi oscillano tra due estremi:

1. L’investitore emotivo

Che compra o vende sull’onda di hype, trend, paura o moda.

2. L’investitore arrogante

Che mette in dubbio qualsiasi opportunità strutturata, ma non mette mai in discussione se stesso.

Il primo entra nelle bolle. Il secondo non entra mai in un’opportunità solida perché è troppo impegnato a cercare il pelo nell’uovo – spesso senza avere la competenza per distinguerlo da un dato.

Il risultato? L’arroganza batte sempre il rendimento.

Perché l’arrogante non vuole vincere: vuole aver ragione. Ed è un concetto che a me (come imprenditore e come autorizzato a presentare Urban Deal) è molto caro.

Perché questo articolo è rivolto ai professionisti

Non sono un consulente finanziario. Sono autorizzato a parlare del nostro prodotto Urban Deal e lo faccio con rigore.

Ma questa situazione, sono sicuro, è capitata a chiunque lavori con:

  • investitori,

  • manager,

  • imprenditori,

  • clienti corporate.

A chiunque provi a portare qualità, metodo e trasparenza…

…e si trova davanti l’arrogante di turno, quello che prova a spiegarti il mestiere, pur non avendo strumenti per valutarlo davvero.

La lezione (per tutti noi consulenti, advisor e professionisti)

Le persone hanno il diritto di dubitare. Il dovere di controllare. Il sacrosanto diritto di scegliere.

Ma c’è una differenza enorme tra:

Dubitare per prudenza

e

Dubitare per arroganza.

Il primo porta risultati. Il secondo porta solo resistenza, inefficienza e perdite (anche se eleganti e con bracciale Oyster).

Ecco perché l’umiltà, per un investitore e per un consulente, non è un atto di debolezza: è uno strumento di profitto.

Chi mette davanti la ricerca della verità vince. Chi mette davanti la ricerca di avere ragione perde.

Sempre.

In conclusione

L’episodio dell’orologio non è un giudizio. È un simbolo.

Un promemoria del fatto che:

Il mercato non premia gli arroganti. Premia chi ha metodo. Premia chi conosce i numeri. Premia chi ha l’umiltà di ascoltare.

E soprattutto: premia chi distingue la percezione dalla realtà.

Una cosa che, nella mia esperienza, fa la differenza tra un investimento… e un orologio pagato 18.000 euro in più.