“È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.” Albert Einstein
Massimiliano Marcon
2/17/20262 min read


"Anche negli investimenti immobiliari." Massimiliano Marcon
Ci sono frasi che attraversano il tempo perché non descrivono un’epoca, ma una costante umana.
Negli investimenti, il pregiudizio è spesso il vero driver.
Non i dati, non l’analisi, non la struttura
ma il pregiudizio.
In Italia abbiamo una caratteristica ricorrente: fatichiamo con l’equilibrio. Oscilliamo tra due estremi.
Da una parte la bulimia finanziaria. Dall’altra il sospetto permanente.
Abbiamo inseguito trend senza comprenderli davvero.
Le azioni di Tiscali nei primi anni 2000.
La bolla delle dot-com.
Il fenomeno “cripto”, dove bastava anteporre o postporre quella parola a qualsiasi progetto per raccogliere capitali a valutazioni miliardarie.
Non era analisi.
Era euforia.
E chi provava a richiamare ai fondamentali veniva percepito come “quello che non capisce il futuro”.
Poi c’è l’estremo opposto.
L’idea che ogni investimento strutturato nasconda necessariamente una truffa. Che rendimento significhi automaticamente inganno. Che rischio significhi automaticamente perdita certa.
In entrambi i casi il meccanismo è lo stesso: non si ascoltano i dati, si difende una convinzione.
Chi ha investito in piena euforia non ha voluto ascoltare i primi segnali di irrazionalità. Chi rifiuta a priori qualsiasi opportunità non vuole ascoltare i presidi, le analisi, la struttura.
Negli ultimi quindici giorni di febbraio 2026 abbiamo visto mercati nervosi: Giappone, oro, Bitcoin. Asset che fanno “i capricci”, cose normali come spesso accade quando la volatilità torna protagonista.
E poi c’è l’immobiliare.
Un settore che non vive di tweet, né di oscillazioni giornaliere. Un settore che, anche nella più grave crisi sistemica recente quella successiva al 2008 ha mostrato una dinamica molto diversa dalla narrativa comune
I volumi hanno toccato il minimo dopo circa 5/6 anni.
I valori hanno toccato il minimo dopo circa 8 anni.
La perdita complessiva del valore, nell’arco di quasi un decennio, è stata nell’ordine del 20%.
Il grafico qui sotto mostra una cosa importante.
Non è l’assenza di rischio.
È l’assenza di isteria che da solidità al mercato immobiliare.
VOLUMI DEL MERCATO IMMOBILIARE ITALIANO
Eppure, anche qui, il pregiudizio resiste.
Recentemente ci è stato contestato che uno dei rischi di un’operazione immobiliare possa essere un problema di cantiere allungando i tempi di restituzione dei capitali. Osservazione legittima. Il rischio operativo esiste.
Va analizzato, presidiato, strutturato.
La cosa interessante? Chi sollevava quell’obiezione stava contemporaneamente registrando una perdita del 20% sul proprio investimento in Bitcoin.
Non è una critica. È un esempio.
Il rischio non è ciò che esiste ma ciò che percepiamo.
Il vero punto non è scegliere tra immobiliare, azioni, cripto o oro.
Il punto è superare il pregiudizio.
Un investimento non è solido perché “va di moda”.
Non è fragile perché “è immobiliare”.
Non è truffaldino perché genera rendimento.
Non è sicuro perché è digitale.
È strutturato quando:
esiste un’analisi tecnica, legale e finanziaria
il rapporto rischio/rendimento è coerente
il tempo è un alleato, non un nemico
la volatilità non è l’unico metro di giudizio
In Urban Deal lavoriamo proprio su questo: trasformare l’investimento immobiliare da percezione emotiva a processo strutturato.
Non promettiamo assenza di rischio. Promettiamo metodo.
E forse è qui che si inserisce davvero la frase di Einstein.
Spezzare un atomo richiede fisica avanzata. Spezzare un pregiudizio richiede umiltà.
Apertura mentale. Ascolto dei dati. Capacità di distinguere tra volatilità e valore.
Il capitale non ha bisogno di entusiasmo cieco. Ha bisogno di disciplina.
La domanda, quindi, non è “qual è l’investimento giusto?”.
La domanda è: quanto siamo disposti a mettere in discussione le nostre convinzioni prima di prendere una decisione?
Perché, spesso, non è il mercato a limitarci. È il nostro pregiudizio.
E quello, sì, è molto più difficile da spezzare di un atomo.
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